Per alcuni mesi delusa perchè nessuno commentava i miei post ho smesso di scrivere sul mio blog e di inserire anche articoli. Ora mi sono decisa di continuare:-) anche se nessuno leggerà o nessuno commenterà:-( è importante un blog lo + per fare informazione.
Quello che le persone vogliono dire al mondo lo trovi leggendo i vari blog.
domenica 18 dicembre 2011
La Lotta di Classe è finita? un articolo di Guido Viale
La lotta di classe è finita?
di Guido Viale
I DIRITTI DEI PADRONI E QUELLI DEGLI OPERAI
La lotta di classe è finita? Così vorrebbe il "pensiero
unico" dell'ideologia neoliberista"il manifesto" 31 agosto 2010
di Guido Viale
I DIRITTI DEI PADRONI E QUELLI DEGLI OPERAI
La lotta di classe è finita? Così vorrebbe il "pensiero
unico" dell'ideologia neoliberista"il manifesto" 31 agosto 2010
Le vicende riguardanti le lotte operaie di questi ultimi mesi - il più delle volte determinate dalla inderogabile necessità di salvaguardare il posto di lavoro, unica fonte di reddito in grado di far sopravvivere un lavoratore e la sua famiglia - hanno suscitato prese di posizione spesso reazionarie. Tali sono state per esempio, recentemente, quelle di Marchionne, amministratore delegato Fiat, e quelle di Tremonti, ministro delle finanze del governo Berlusconi. Ambedue espresse al meeting di Rimini di Comunione e liberazione, che dimostra di essere diventata una vera e propria lobby politica che nulla ha più a che fare con le dottrine sociali della Chiesa.
Nelle parole di Marchionne, di Tremonti e della Marcegaglia, l'intento è stato più che chiaro: rendere nulli anche gli ultimi diritti conquistati nel corso di decenni dalle lotte dei lavoratori, lotte che hanno avuto un altissimo costo, spesso costituito dalle loro stesse vite - a partire dalle rivendicazioni milanesi per il pane represse a fine Ottocento dalle cannonate di Bava Beccaris (80 morti, 450 feriti) alla strage delle Fonderie Riunite di Modena (gennaio 1950: 6 morti, 50 feriti) fino alla strage di Reggio Emilia (luglio 1960) e a quella di Avola (dicembre 1968).
A Rimini l’amministratore delegato della Fiat ha esposto con la massima chiarezza alcuni suoi «mantra»: 1. L’economia globalizzata impone che l’aumento di produttività nei paesi opulenti sia molto più elevato di quanto negli ultimi trent’anni non sia avvenuto, per tenere il passo con quanto avviene nei paesi emergenti e non perdere altro terreno nei loro confronti. 2. La lotta di classe è finita perché non ci sono più classi. 3. La domanda di automobili in Occidente è molto diminuita ed è tuttora in calo, perciò bisogna concentrare la produzione in un numero limitato di imprese, riducendo il numero delle unità prodotte e aumentando la competitività. 4. I lavoratori debbono accettare nuove regole sulla flessibilità negli orari, sul ricorso allo sciopero, sulla struttura del salario e dei contratti. 5. La giurisdizione del lavoro dovrà, di conseguenza, essere aggiornata. 6. Forme di partecipazione dei lavoratori ai profitti derivanti dall’aumento della produttività sono auspicabili e vanno incentivate. 7. Le parti sociali debbono premere sui governi per ottenere nuovi tipi di «welfare» appropriati alle nuove regole.
In questo intervento di Marchionne colpiscono non solo alcuni contenuti reazionari, ma alcune omissioni, la più vistosa delle quali riguarda le diseguaglianze retributive che hanno raggiunto livelli inaccettabili. Marchionne può dire che questi problemi non lo riguardano ma negherebbe con ciò l’evidenza: ogni persona e quindi ogni lavoratore vive in un contesto sociale che non può essere parcellizzato ed è inserito in un contesto globale.
Nel corso del meeting di Rimini, il giorno prima di Marchionne aveva parlato Giulio Tremonti. Un discorso ampio, di economia, di finanza e di politica. L’intervento di Tremonti è stato ampiamente riferito dai giornali, c’è soltanto un punto che occorre ricordare. Il ministro – scrive Eugenio Scalfari – "ha parlato di austerità ricordando che in anni ormai lontani quel concetto fu patrocinato da Enrico Berlinguer che propose di farne il cardine d’una nuova politica economica. È vero, Berlinguer vide con trent’anni di anticipo il grande riassetto sociale che stava arrivando, ne colse alcune implicazioni che riguardavano la politica e le istituzioni, decise di orientare in modo nuovo la politica del suo partito affinché si ponesse alla guida di quel riassetto. Non fu soltanto Berlinguer a imboccare quella strada. Nel Pci a favore d’una politica di austerità si schierò Giorgio Amendola, nel sindacato Luciano Lama, negli altri partiti Ugo La Malfa, Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti, Gino Giugni e Giorgio Ruffolo, Bruno Visentini. Nella Dc, Ezio Vanoni e Pasquale Saraceno. Insomma la sinistra di governo e la sinistra di opposizione".
Tremonti però non ha reso esplicito il significato di quella posizione. Berlinguer voleva che fosse la sinistra a guidare il riassetto sociale incombente, per garantire che non fossero solo i ceti più deboli a pagarne il costo. Questo aspetto del problema è stato oscurato dal ministro ed è invece l’aspetto fondamentale.
Scrive ancora Scalfari: "Se si deve attuare una vasta modernizzazione istituzionale e un trasferimento di benessere sociale dalle economie opulente verso quelle emergenti; se un così gigantesco riassetto non può essere disgiunto da un riassetto analogo all’interno delle aree opulente; è evidente che i più deboli debbono partecipare in primissima fila a questa operazione. I ceti medi e medio-bassi non possono essere oggetto del riassetto sociale senza esserne al tempo stesso il principale soggetto. Questo è il punto che manca all’analisi di Tremonti e che Marchionne ha vistosamente omesso come l’ha omesso la Marcegaglia. L’intero meeting di Rimini su questo punto ha taciuto: omissione tanto più vistosa in quanto avvenuta in una occasione promossa da una delle principali Comunità cattoliche, con tanto di benedizione papale e presenze cardinalizie".
Due brevi passaggi degli interventi di Enrico Berlinguer (1977 e 1979):
"Una trasformazione rivoluzionaria può essere avviata nelle condizioni attuali solo se sa affrontare i problemi nuovi posti all'Occidente dal moto di liberazione dei popoli del Terzo mondo. E ciò, secondo noi comunisti, comporta per l'Occidente, e soprattutto per il nostro paese, due conseguenze fondamentali: aprirsi ad una piena comprensione delle ragioni di sviluppo e di giustizia di questi paesi e instaurare con essi una politica di cooperazione su basi di uguaglianza; abbandonare l'illusione che sia possibile perpetuare un tipo di sviluppo fondato su quella artificiosa espansione dei consumi individuali che è fonte di sprechi, di parassitismi, di privilegi, di dissipazione delle risorse, di dissesto finanziario. […] Ecco perché una politica di austerità, di rigore, di guerra allo spreco è divenuta una necessità irrecusabile da parte di tutti ed è, al tempo stesso, la leva su cui premere per far avanzare la battaglia per trasformare la società nelle sue strutture e nelle sue idee di base".
E ancora:
"La politica di austerità quale è da noi intesa può essere fatta propria dal movimento operaio proprio in quanto essa può recidere alla base la possibilità di continuare a fondare lo sviluppo economico italiano su quel dissennato gonfiamento del solo consumo privato, che è fonte di parassitismi e di privilegi, e può invece condurre verso un assetto economico e sociale ispirato e guidato dai principi della massima produttività generale, della razionalità, del rigore, della giustizia, del godimento di beni autentici, quali sono la cultura, l'istruzione, la salute, un libero e sano rapporto con la natura. 'Lor signori', come direbbe il nostro Fortebraccio, vogliono invece l'assurdo perché in sostanza pretendono di mantenere il consumismo, che ha caratterizzato lo sviluppo economico italiano negli ultimi venti-venticinque anni, e, insieme, di abbassare i salari".
E, aggiungo, io, di cancellare tutti i diritti.
Qui di seguito propongo l'articolo dell'economista Guido Viale, dal "manifesto" di oggi.
Per Marchionne, per la Marcegaglia e per molti altri che hanno frequentato il meeting di Comunione e liberazione la lotta di classe è un residuo di un passato da superare, così come lo è la conflittualità sindacale o la lotta «tra operai e padroni». Così si capisce meglio dove mirassero le tante polemiche fuori tempo massimo contro il '68 e la sua cultura distruttiva. Però, come giustamente ha fatto notare Adriano Sofri sulla sua piccola posta, la frase «basta lotta tra padroni e operai» prende una sfumatura diversa a seconda che a pronunciarla sia un operaio oppure un padrone. In effetti per tutti costoro quello che è o va superato è la lotta degli operai contro i padroni, o dei lavoratori contro le imprese e i loro imprenditori, perché l'altra, quella dei padroni contro gli operai è in pieno corso e va a gonfie vele.
Come altro si può intendere, infatti, la situazione di quelle migliaia di lavoratori lasciati sul lastrico da padroni, spesso bancarottieri, che si sono impossessati di un'impresa per distruggerla o ridimensionarla grazie ai meccanismi messi in campo dalla finanza internazionale? O le delocalizzazioni fatte per liberarsi di una manodopera troppo costosa? O la diffusione del lavoro precario che distrugge qualsiasi possibilità di costruirsi una vita e un futuro? O la tesi di Tremonti, secondo cui la normativa sulla sicurezza sul lavoro (legge 626) è ormai insostenibile per le imprese, nonostante le morti sul lavoro ufficialmente accertate siano più di mille all'anno, e altrettante, e forse più, siano non accertate, perché morti «bianche» provocate dal lavoro «nero»?
L'accondiscendenza politica e sindacale verso il primato assoluto dell'impresa - che è l'ideologia sottostante a queste prese di posizione - ha impregnato talmente il sentire comune che nell'affrontare questi temi i loro corifei non si rendono nemmeno più conto di quel che dicono. Sentite Marchionne al meeting di Rimini: «Non credo sia onesto usare il diritto di pochi per piegare il diritto di molti». Pensa di parlare di tre degli operai che ha fatto licenziare per rappresaglia contro la Fiom, ma la stessa frase potrebbe essere letta in un altro modo. Quali sono «i diritti di pochi»?
Non sono forse quelli dei padroni della fabbrica? O, meglio, degli azionisti di riferimento (gli altri sono «parco buoi») e dei manager che si sono scelti e che guadagnano, tutti quanti, milioni di euro all'anno: 3-400 volte di più dei «molti» che lavorano per loro. E chi sono quei «molti» i cui diritti vengono «piegati» dai «pochi»: quelli che un picchetto o un'assemblea in fabbrica ha magari dissuaso dal cedere al ricatto dell'azienda? O quelli «piegati» a dire di sì in un referendum sotto la minaccia di perdere per sempre il loro posto di lavoro? E ancora (è sempre Marchionne che parla): «La dignità e i diritti non possono essere patrimonio esclusivo di tre persone. Sono valori che vanno difesi e riconosciuti a tutti».
Certo la dignità e i diritti di alcuni «tre», per esempio Marchionne, Elkann e Montezemolo, oppure Tremonti, Sacconi e la Sig.ra Marcegaglia, non sembrano messi in discussione. Ma che dire di migliaia di lavoratori posti di fronte al diktat di accettare condizioni di lavoro inaccettabili, contrarie alla loro dignità (ma si è mai vista la «pausa mensa» a fine turno, dopo otto ore di lavoro quasi senza pause? E perché non li si lascia andare a mangiare a casa loro? Perché siano pronti per il lavoro straordinario) e contrari ai loro diritti (quello, sacrosanto di garantirsi un brandello di vita familiare libera da turni e straordinari; o quello di scioperare).
Questa storia della fine della lotta tra operai e padroni, con cui i vincenti di oggi si riempiono la bocca trattando i diritti dei perdenti come carta straccia, ricorda da vicino la storia della «fine delle ideologie». In realtà, a scomparire dai radar è stata solo l'ideologia socialista, con le sue varianti anarchica e comunista. Le altre, quella liberale, trasformata in liberismo e in «pensiero unico» è più viva che mai (anche se è più che mai un morto che cammina). E la dottrina della chiesa, trasformata in fondamentalismo cattolico («diritto alla vita» contro i diritti di chi vive), anche.
L'accondiscendenza politica e sindacale verso il primato assoluto dell'impresa - che è l'ideologia sottostante a queste prese di posizione - ha impregnato talmente il sentire comune che nell'affrontare questi temi i loro corifei non si rendono nemmeno più conto di quel che dicono. Sentite Marchionne al meeting di Rimini: «Non credo sia onesto usare il diritto di pochi per piegare il diritto di molti». Pensa di parlare di tre degli operai che ha fatto licenziare per rappresaglia contro la Fiom, ma la stessa frase potrebbe essere letta in un altro modo. Quali sono «i diritti di pochi»?
Non sono forse quelli dei padroni della fabbrica? O, meglio, degli azionisti di riferimento (gli altri sono «parco buoi») e dei manager che si sono scelti e che guadagnano, tutti quanti, milioni di euro all'anno: 3-400 volte di più dei «molti» che lavorano per loro. E chi sono quei «molti» i cui diritti vengono «piegati» dai «pochi»: quelli che un picchetto o un'assemblea in fabbrica ha magari dissuaso dal cedere al ricatto dell'azienda? O quelli «piegati» a dire di sì in un referendum sotto la minaccia di perdere per sempre il loro posto di lavoro? E ancora (è sempre Marchionne che parla): «La dignità e i diritti non possono essere patrimonio esclusivo di tre persone. Sono valori che vanno difesi e riconosciuti a tutti».
Certo la dignità e i diritti di alcuni «tre», per esempio Marchionne, Elkann e Montezemolo, oppure Tremonti, Sacconi e la Sig.ra Marcegaglia, non sembrano messi in discussione. Ma che dire di migliaia di lavoratori posti di fronte al diktat di accettare condizioni di lavoro inaccettabili, contrarie alla loro dignità (ma si è mai vista la «pausa mensa» a fine turno, dopo otto ore di lavoro quasi senza pause? E perché non li si lascia andare a mangiare a casa loro? Perché siano pronti per il lavoro straordinario) e contrari ai loro diritti (quello, sacrosanto di garantirsi un brandello di vita familiare libera da turni e straordinari; o quello di scioperare).
martedì 5 luglio 2011
domenica 3 luglio 2011
domenica 26 giugno 2011
Tutti i gruppi Gas e Des d'Italia si trovano in riunione in Abruzzo in questi giorni
A Collemaggio i Gas-Des: economia solidale in Abruzzo
Il convegno nazionale dal 24 al 26 giugno
L'Aquila, 25 giu 2011 - L'Aquila, da venerdì 24 a domenica 26 giugno, assiste allo “sbarco” di una compagnia poco nota per questo territorio: i Gas Des. Non è un gruppo musicale o una compagnia teatrale, ma sicuramente vuole attirare l'attenzione dei cittadini del capoluogo abruzzese.
Gas e Des significa Gruppi di acquisto solidale e Distretti di economia solidale «una rete di persone, botteghe del commercio equo, produttori biologici, associazioni culturali e cooperative».
Cosa fanno all'Aquila: un convegno nazionale per riflettere sulle potenzialità dell’economia solidale come possibile risposta alle emergenze ecologiche, sociali ed economiche di cui sono piene le cronache quotidiane.
La scelta di tenere questo evento all'Aquila è anche legata al terremoto di oltre due anni fa perché, come esplicitato nella conferenza stampa dagli organizzatori, l'Abruzzo è un territorio ancora “sconosciuto” e le sue potenzialità e la qualità dei prodotti possono aiutare nel rilancio dell'economia del dopo terremoto, secondo una diversa sensibilità e consapevolezza.
Nel programma poi non mancano musica, laboratori teatrali, escursioni, anche nel centro storico dell'Aquila per far conoscere, una volta di più, quello che è caduto e continua a cadere dal 2009.
di Alessia Moretti
IL PROGRAMMAhttp://www.sbarcogaslaquila.it/
Gas e Des significa Gruppi di acquisto solidale e Distretti di economia solidale «una rete di persone, botteghe del commercio equo, produttori biologici, associazioni culturali e cooperative».
Cosa fanno all'Aquila: un convegno nazionale per riflettere sulle potenzialità dell’economia solidale come possibile risposta alle emergenze ecologiche, sociali ed economiche di cui sono piene le cronache quotidiane.
La scelta di tenere questo evento all'Aquila è anche legata al terremoto di oltre due anni fa perché, come esplicitato nella conferenza stampa dagli organizzatori, l'Abruzzo è un territorio ancora “sconosciuto” e le sue potenzialità e la qualità dei prodotti possono aiutare nel rilancio dell'economia del dopo terremoto, secondo una diversa sensibilità e consapevolezza.
Nella direzione auspicata dai Gas-Des va ad esempio l'esperienza dell'ecovillaggio di Pescomaggiore, dove l'esperimento di ricostruzione ecosostenibile si è accompagnato con un recupero della produzione agricola. Certo per ora è solo un'esperienza isolata, ma proprio per diffondere nel territorio aquilano i temi di un'economia solidale sarà utile muoversi nell'area del parco di Collemaggio all'Aquila nei prossimi giorni, per ascoltare incontri e convegni e collaborare ai gruppi di lavoro previsti.
Forse sarà possibile trovare qualche risposta o qualche nuova idea per una ricostruzione economica che dev'essere anche etica e sociale.Nel programma poi non mancano musica, laboratori teatrali, escursioni, anche nel centro storico dell'Aquila per far conoscere, una volta di più, quello che è caduto e continua a cadere dal 2009.
di Alessia Moretti
IL PROGRAMMAhttp://www.sbarcogaslaquila.it/
Giovedì 23 giugno Accoglienza –sistemazione ospiti – animazione.
Venerdì 24 giugno
Mattina
Incontro con le Città di Transizione (Cristiano Bottone).
Pomeriggio
Il venerdì pomeriggio si terrà un convegno pubblico sulle buone prassi di nuova economia come
risposta alla crisi. Il convegno si rivolge alla cittadinanza ed agli amministratori e si compone di
due parti. Nella prima parte, dopo l’introduzione, vengono interrogate alcune forme di economia
alternativa per analizzare i modelli che propongono e cosa questi possono portare di fronte alla
crisi
e al territorio de L’Aquila. Nella seconda parte vengono invece analizzate alcune pratiche di
queste
forme di economia alternativa, sempre per vedere quali tipi di risposte possono portare
di fronte alla
crisi.
Convegno pubblico: Risposte praticabili di fronte alla crisi (15 – 19.30)
14.30 –
Registrazioni
15.00 – L’economia del noi come risposta alla crisi – Roberta Carlini (giornalista
e autrice del libro
“L’economia del noi – L’Italia che condivide”, Ed. Laterza)
15.30 – “I modelli
alternativi di fronte alla crisi” – Tavola rotonda con esponenti della Rete dei
Comuni Virtuosi, Rete
della Decrescita, Città di Transizione e Tavolo RES (Rete di Economia
Solidale), modera Roberta
Carlini
17.00 – Intervallo
17.30 – “Le pratiche alternative di fronte alla crisi” – Descrizione e analisi
di alcune pratiche (da
selezionare)
19.00 – Conclusioni
(A latere, momenti di animazione, spettacoli,
attività con bambini e giovani)
Sabato 25 giugno: Intera giornata: Convegno Nazionale GAS-DES.
Mercato contadino e del commercio equo e solidale; itinerari del gusto, laboratori, percorsi culturali
nella città e dintorni; spettacoli e animazione.
Domenica 26 giugno.
Mattina
Plenaria (9.30-13.00)
9.30 – La proposta dell’economia solidale –
Relatore da definire all’interno del Tavolo RES
9.45 – Revisione critica del modello dell’economia
solidale – Nicolò Bellanca (Professore di
Economia dello sviluppo presso l’Università di Firenze e
autore del saggio “L’economia del noi -
Dall’azione collettiva alla partecipazione politica”, Università
Bocconi Editore)
10.30 – Dibattito (modera Andrea Di Stefano, direttore di Valori)
11.30 – Proposta
e discussione di un documento finale
12.30 – Conclusioni (Mauro Serventi)
Per tutta la giornata
Mercato contadino e del commercio equo e solidale; itinerari del gusto, laboratori, percorsi culturali
nella città e dintorni; spettacoli e animazione.
Per tutta la durata dell’evento sarà allestito uno
spazio dedicato alla storia dell’Aquila e del
territorio.
PROGRAMMA EVENTI
Venerdì 24 Giugno 2011
ORE 21.00: SUL PALCO
21.00 – 22.00 Musicanti del piccolo borgo http://
www.musicantidelpiccoloborgo.it/
22.00 – 22.30 Ratablo
22.30 – 23.30 Bevano Est http://
www.bevanoest.com/
23.30 Compagnia Aquilana Canto Popolare
Sabato 25 Giugno 2011
ORE 17.00: CORTEO SONORO PER LE VIE DEL CENTRO
• Vitivinicola
• Sandandonijre
ORE 21.00:
SUL PALCO – FESTIVAL DI MUSICA ABRUZZESE
21.00 – 22.00 Discanto http://
www.discanto.net/ (ok) palco
22.00 – 22.30 Poeti a braccio
22.30 – 23.30 Terre del Sud http://
www.terredelsud.biz/
23.30 Compagnia Aquilana Canto Popolare
A chiusura – Dabadub Sound
System http://www.myspace.com/dabadub
Domenica 26 Giugno 2011
ORE 17.00: CONCERTO DI CHIUSURA
http://www.mariavittoriajedlowski.it/
TEATRO: Stefano Lucarelli proporrà il
testo “Terracotta”.
Spazio bimbi
Teatro Pachamama “Aqua” Antonella Rava (ripetuto anche più
volte, perchè è uno spettacolo per
piccoli gruppi di bambini, sulla risorsa acqua)
Laboratori della
decrescita
Venerdi dalle 16.00 alle 20.00
Sabato dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 18.00
alcuni e fino alle 20.00
Stage per condividere alcune antiche tradizioni
• come fare un cesto
(Giuseppina Pace di Paganica);
• i balli popolari abruzzesi (Dantina Grosso e Debora Malerba);
• il
telaio e l’arte della tessitura a cura di Stefano Coco di Canistro e Assunta Perilli di
Campotosto;
•
come fare il sapone in casa (Francesco d’Ingiullo);
• la filiera della lana e la tintura naturale (Coop.
La Campana).
• la valorizzazione della canapa e dell’ortica.
Video: sarà allestito uno spazio video
nel quale si proietteranno prevalentemente video
autoprodotti sul post-terremoto all’Aquila, ma
anche altri video legati alle tradizioni abruzzesi
(Massimo Moca, Gianfranco Spitilli) o video di
testimonianza di esempi virtuosi legati a
iniziative di economia solidale in Italia.
Una Carriola di
disegni: l’obiettivo è quello di portare disegnatori all’Aquila per testimoniare le
conseguenze del
terremoto. http://unacarrioladidisegni.blogspot.com/.
Visite guidate: uno degli obiettivi secondari
dell’evento “Sbarco GAS 2011” è la conoscenza del
territorio aquilano. Attraverso la disponibilità di
pulmini, saranno organizzate visite finalizzate
alla conoscenza del territorio: la sua storia, la sua
cultura, la sua natura, i suoi sapori.
Sabato 25 e domenica 26 giugno l’Associazione
Culturale “Panta Rei” offre gratuitamente le
seguenti visite guidate
1) lettura della simbologia
architettonica della facciata e della pavimentazione della Basilica di
Collemaggio a cura dell”Avv.
Maria Grazia Lopardi
2) visita guidata nel centro storico della città dell’Aquila a cura della Dott.ssa
Maria Rita Acone
3) presentazione della storia di Celestino V dell’Istituzione della Perdonanza
all’Aquila e della
relazione con la storia della città a cura di Gabriella Liberatore e Letizia Giuliani.
Gli orari entro i quali svolgere tale attività e le modalità di prenotazione per le visite penso che
potremo fissarle in un programma a seguire più dettagliato.
Escursioni a piedi
E’ stato organizzato
un trekking di avvicinamento alla città di più giorni, una settimana a piedi, a
cura dell’associazione
La Compagnia dei Cammini. Inoltre saranno organizzate escursioni di una
giornata:
sabato 25
Escursione al Gran Sasso
domenica 26 Escursione a Castel del Monte visita azienda formaggio
Giulio Petronio
accompagnate da Accompagnatori di Media Montagna della Regione Abruzzo,
costo 10 euro a
persona.
Guide: Luca Maria Nucci, Alberto Liberati
Altre escursioni
Domenica 26
visita all’Eco villaggio autocostruito di Pescomaggiore (Progetto EVA
www.pescomaggiore.org ) -
pranzo con prodotti biologici locali.
Aggiornato al 25/06/2011 20:44
sabato 25 giugno 2011
Processo Marlane Marzotto rinviato, oggi manifestazione Tricom
di Giorgio Langella Da VicenzaPiù n. 216 in distribuzione da venerdì 24 giugno
Caduti sul lavoro e malattie professionali: una strage che viene "raccontata"dai media come fosse una cosa normale, come il pegno che bisogna pagare al progresso. Si discute, si polemizza, si lanciano ultimatum. La politica italiana è un susseguirsi di proclami, slogan, propaganda. Adesso è di moda litigare sui ministeri da spostare al nord, su chi sarà il leader del centrosinistra, sulle primarie. Sembra che si faccia di tutto per distogliere l'attenzione dei cittadini dai veri problemi che stanno distruggendo il paese.
Il lavoro prima di tutto. Un lavoro che manca, che viene pagato poco, che è precario. Che è insicuro in tutti i sensi. La sicurezza sul lavoro è uno dei temi che dovrebbe essere affrontato in maniera decisa e che, invece, viene lasciato alla cronaca. Alle condoglianze quando ci sono incidenti nei posti di lavoro. Alle promesse. Intanto, nei luoghi di lavoro, si continua a morire, si diventa invalidi, ci si ammala. È una strage che viene "raccontata" come fosse una cosa normale, come il pegno che bisogna pagare al progresso. Il costo che i lavoratori e le loro famiglie devono pagare per poter avere un salario. Ma l'insicurezza cronica nei luoghi di lavoro, non è inevitabile né frutto della fatalità. È parte integrante di un modello di sviluppo che ha come obiettivo il profitto di pochi. I dati sono impressionanti. Da inizio anno al 20 giugno 2011, ci sono stati 290 morti sul lavoro, che salgono a 568 considerando i lavoratori deceduti sulle strade e in itinere. Rispetto allo stesso periodo del 2010 si registra un incremento del 18,6%(1). Per quanto riguarda le malattie professionali i dati sono più difficili da trovare. Si scopre che le malattie professionali denunciate nel territorio nazionale sono state 26.787 nel 2005, 26.826 nel 2006, 28.856 nel 2007, 29.939 nel 2008, 34.646 nel 2009(2). Un crescendo drammatico. Per qualcuno queste sono solo statistiche, ma dietro i numeri ci sono persone, sacrifici, famiglie, vite, intelligenze. E tanta disperazione. Tutto questo viene nascosto, taciuto, sfumato. È meglio non sapere. E i morti sul lavoro o da malattia professionale diventano invisibili. Qui invece si vuole informare. Il 24 giugno, al tribunale di Paola, ci sarà l'udienza del processo "Marlane-Marzotto". Imputati di questo processo sono i massimi dirigenti (del passato e di oggi) della Marzotto e della Lanerossi. Vengono processati perché tra i poco più di mille operai che hanno lavorato nello stabilimento di Praia a Mare circa 50 sono morti di tumore e oltre 60 si sono ammalati(3). Una percentuale altissima, certamente anomala. Se si considera anche che una delle imputazioni è per disastro ambientale (visti i residui tossici delle lavorazioni e i veleni nascosti nelle immediate vicinanze dello stabilimento), siamo di fronte a qualcosa di talmente grande e serio che dovrebbe essere conosciuto da tutti i cittadini, in ogni parte d'Italia. E invece i mezzi di comunicazione non scrivono nulla, tacciono. Sono molto "prudenti". Del resto, quando si parla dei "potenti" è meglio usare la dovuta cautela. Il 24 giugno gli avvocati di parte civile chiederanno di trasformare l'imputazione per omicidio colposo in omicidio volontario. Lo fanno per evitare che il processo vada in prescrizione e che non si possa trovare nessun colpevole. Lo fanno perché non c'è nessuna differenza tra quanto è successo alla Marlane di Praia a Mare e alla Thyssen di Torino(4). Hanno ragione. La differenza tra i due casi è solo nel tempo che i lavoratori ci hanno messo a morire e nel numero dei morti. Ma le responsabilità sono le medesime. Sistemi di sicurezza inadeguati o inesistenti. E tutto perché qualcuno ha deciso che "si poteva rischiare" la vita dei lavoratori. Perché si è pensato che "non potesse succedere" quello che, poi, è avvenuto. Perché la sicurezza, forse, costava troppo. Il 25 giugno a Bassano ci sarà una manifestazione di protesta per la sentenza che ha assolto gli imputati del processo "Tricom" di Tezze. Assolti perché "il fatto non sussiste". Eppure in quella fabbrica c'era cromo esavalente. Eppure tracce di questo veleno sono state trovate nei corpi di chi è morto anche a distanza di anni. Eppure l'area della fabbrica e la falda acquifera sono inquinate e compromesse. Ma è stato sentenziato che i lavoratori sono morti perché fumavano e nessuno è colpevole. Il fatto non sussiste ... ma i morti sono reali, l'inquinamento è reale, l'avvelenamento da cromo esavalente è reale. Il 24 e il 25 giugno sono due giornate importanti. Si vedrà se esiste giustizia anche per chi muore nei posti di lavoro. Si vedrà se ci può essere speranza di avere più sicurezza nel lavoro. Perché serve poco vincere il referendum sul nucleare per salvaguardare la nostra salute se poi nei luoghi di lavoro si continua a morire per evidenti carenze di sicurezza.
(1) osservatorio indipendente di Bologna sulle morti per infortuni sul lavoro
(2) ISTAT
(3) Sono considerati i casi di lavoratori deceduti o ammalati interessati dal processo. I morti sono sicuramente molti di più.
(4) L'amministratore delegato della Thyssen, condannato a 16 anni e mezzo per omicidio volontario, è stato successivamente applaudito in un'assemblea della Confindustria.
(2) ISTAT
(3) Sono considerati i casi di lavoratori deceduti o ammalati interessati dal processo. I morti sono sicuramente molti di più.
(4) L'amministratore delegato della Thyssen, condannato a 16 anni e mezzo per omicidio volontario, è stato successivamente applaudito in un'assemblea della Confindustria.
Dopo l’alluvione del primo novembre che ha colpito il Veneto, è da capire se c’è volontà di cambiamento.
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