domenica 26 giugno 2011

Tutti i gruppi Gas e Des d'Italia si trovano in riunione in Abruzzo in questi giorni

A Collemaggio i Gas-Des: economia solidale in Abruzzo

Il convegno nazionale dal 24 al 26 giugno
L'Aquila, 25 giu 2011 - L'Aquila, da venerdì 24 a domenica 26 giugno, assiste allo “sbarco” di una compagnia poco nota per questo territorio: i Gas Des. Non è un gruppo musicale o una compagnia teatrale, ma sicuramente vuole attirare l'attenzione dei cittadini del capoluogo abruzzese.
Gas e Des significa Gruppi di acquisto solidale e Distretti di economia solidale «una rete di persone, botteghe del commercio equo, produttori biologici, associazioni culturali e cooperative». 
Cosa fanno all'Aquila: un convegno nazionale per riflettere sulle potenzialità dell’economia solidale come possibile risposta alle emergenze ecologiche, sociali ed economiche di cui sono piene le cronache quotidiane.
La scelta di tenere questo evento all'Aquila è anche legata al terremoto di oltre due anni fa perché, come esplicitato nella conferenza stampa dagli organizzatori, l'Abruzzo è un territorio ancora “sconosciuto” e le sue potenzialità e la qualità dei prodotti possono aiutare nel rilancio dell'economia del dopo terremoto, secondo una diversa sensibilità e consapevolezza.
ale
Nella direzione auspicata dai Gas-Des va ad esempio l'esperienza dell'ecovillaggio di Pescomaggiore, dove l'esperimento di ricostruzione ecosostenibile si è accompagnato con un recupero della produzione agricola. Certo per ora è solo un'esperienza isolata, ma proprio per diffondere nel territorio aquilano i temi di un'economia solidale sarà utile muoversi nell'area del parco di Collemaggio all'Aquila nei prossimi giorni, per ascoltare incontri e convegni e collaborare ai gruppi di lavoro previsti.
Forse sarà possibile trovare qualche risposta o qualche nuova idea per una ricostruzione economica che dev'essere anche etica e sociale.
Nel programma poi non mancano musica, laboratori teatrali, escursioni, anche nel centro storico dell'Aquila per far conoscere, una volta di più, quello che è caduto e continua a cadere dal 2009.
di Alessia Moretti
IL PROGRAMMAhttp://www.sbarcogaslaquila.it/
Giovedì 23 giugno Accoglienza –sistemazione ospiti – animazione.
Venerdì 24 giugno
Mattina
Incontro con le Città di Transizione (Cristiano Bottone).
Pomeriggio
Il venerdì pomeriggio si terrà un convegno pubblico sulle buone prassi di nuova economia come
risposta alla crisi. Il convegno si rivolge alla cittadinanza ed agli amministratori e si compone di
due parti. Nella prima parte, dopo l’introduzione, vengono interrogate alcune forme di economia
alternativa per analizzare i modelli che propongono e cosa questi possono portare di fronte alla
crisi
e al territorio de L’Aquila. Nella seconda parte vengono invece analizzate alcune pratiche di
queste
forme di economia alternativa, sempre per vedere quali tipi di risposte possono portare
di fronte alla
crisi.
Convegno pubblico: Risposte praticabili di fronte alla crisi (15 – 19.30)
14.30 –
Registrazioni
15.00 – L’economia del noi come risposta alla crisi – Roberta Carlini (giornalista
e autrice del libro
“L’economia del noi – L’Italia che condivide”, Ed. Laterza)
15.30 – “I modelli
alternativi di fronte alla crisi” – Tavola rotonda con esponenti della Rete dei
Comuni Virtuosi, Rete
della Decrescita, Città di Transizione e Tavolo RES (Rete di Economia
Solidale), modera Roberta
Carlini
17.00 – Intervallo
17.30 – “Le pratiche alternative di fronte alla crisi” – Descrizione e analisi
di alcune pratiche (da
selezionare)
19.00 – Conclusioni
(A latere, momenti di animazione, spettacoli,
attività con bambini e giovani)
Sabato 25 giugno: Intera giornata: Convegno Nazionale GAS-DES.
Mercato contadino e del commercio equo e solidale; itinerari del gusto, laboratori, percorsi culturali
nella città e dintorni; spettacoli e animazione.
Domenica 26 giugno.
Mattina
Plenaria (9.30-13.00)
9.30 – La proposta dell’economia solidale –
Relatore da definire all’interno del Tavolo RES
9.45 – Revisione critica del modello dell’economia
solidale – Nicolò Bellanca (Professore di
Economia dello sviluppo presso l’Università di Firenze e
autore del saggio “L’economia del noi -
Dall’azione collettiva alla partecipazione politica”, Università
Bocconi Editore)
10.30 – Dibattito (modera Andrea Di Stefano, direttore di Valori)
11.30 – Proposta
e discussione di un documento finale
12.30 – Conclusioni (Mauro Serventi)
Per tutta la giornata
Mercato contadino e del commercio equo e solidale; itinerari del gusto, laboratori, percorsi culturali
nella città e dintorni; spettacoli e animazione.
Per tutta la durata dell’evento sarà allestito uno
spazio dedicato alla storia dell’Aquila e del
territorio.
 PROGRAMMA EVENTI
Venerdì 24 Giugno 2011
ORE 21.00: SUL PALCO
 21.00 – 22.00 Musicanti del piccolo borgo http://
www.musicantidelpiccoloborgo.it/
22.00 – 22.30 Ratablo
22.30 – 23.30 Bevano Est http://
www.bevanoest.com/
23.30 Compagnia Aquilana Canto Popolare
Sabato 25 Giugno 2011
ORE 17.00: CORTEO SONORO PER LE VIE DEL CENTRO
• Vitivinicola
• Sandandonijre
ORE 21.00:
SUL PALCO – FESTIVAL DI MUSICA ABRUZZESE
21.00 – 22.00 Discanto http://
www.discanto.net/ (ok) palco
22.00 – 22.30 Poeti a braccio
22.30 – 23.30 Terre del Sud http://
www.terredelsud.biz/
23.30 Compagnia Aquilana Canto Popolare
A chiusura – Dabadub Sound
System http://www.myspace.com/dabadub
Domenica 26 Giugno 2011
ORE 17.00: CONCERTO DI CHIUSURA
 http://www.mariavittoriajedlowski.it/
TEATRO: Stefano Lucarelli proporrà il
testo “Terracotta”.
Spazio bimbi
Teatro Pachamama “Aqua” Antonella Rava (ripetuto anche più
volte, perchè è uno spettacolo per
piccoli gruppi di bambini, sulla risorsa acqua)
Laboratori della
decrescita
Venerdi dalle 16.00 alle 20.00
Sabato dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 18.00
alcuni e fino alle 20.00
Stage per condividere alcune antiche tradizioni
• come fare un cesto
(Giuseppina Pace di Paganica);
• i balli popolari abruzzesi (Dantina Grosso e Debora Malerba);
• il
telaio e l’arte della tessitura a cura di Stefano Coco di Canistro e Assunta Perilli di
Campotosto;
•
come fare il sapone in casa (Francesco d’Ingiullo);
• la filiera della lana e la tintura naturale (Coop.
La Campana).
• la valorizzazione della canapa e dell’ortica.
Video: sarà allestito uno spazio video
nel quale si proietteranno prevalentemente video
autoprodotti sul post-terremoto all’Aquila, ma
anche altri video legati alle tradizioni abruzzesi
(Massimo Moca, Gianfranco Spitilli) o video di
testimonianza di esempi virtuosi legati a
iniziative di economia solidale in Italia.
Una Carriola di
disegni: l’obiettivo è quello di portare disegnatori all’Aquila per testimoniare le
conseguenze del
terremoto. http://unacarrioladidisegni.blogspot.com/.
Visite guidate: uno degli obiettivi secondari
dell’evento “Sbarco GAS 2011” è la conoscenza del
territorio aquilano. Attraverso la disponibilità di
pulmini, saranno organizzate visite finalizzate
alla conoscenza del territorio: la sua storia, la sua
cultura, la sua natura, i suoi sapori.
Sabato 25 e domenica 26 giugno l’Associazione
Culturale “Panta Rei” offre gratuitamente le
seguenti visite guidate
1) lettura della simbologia
architettonica della facciata e della pavimentazione della Basilica di
Collemaggio a cura dell”Avv.
Maria Grazia Lopardi
2) visita guidata nel centro storico della città dell’Aquila a cura della Dott.ssa
Maria Rita Acone
3) presentazione della storia di Celestino V dell’Istituzione della Perdonanza
all’Aquila e della
relazione con la storia della città a cura di Gabriella Liberatore e Letizia Giuliani.
Gli orari entro i quali svolgere tale attività e le modalità di prenotazione per le visite penso che
potremo fissarle in un programma a seguire più dettagliato.
Escursioni a piedi
E’ stato organizzato
un trekking di avvicinamento alla città di più giorni, una settimana a piedi, a
cura dell’associazione
La Compagnia dei Cammini. Inoltre saranno organizzate escursioni di una
giornata:
sabato 25
Escursione al Gran Sasso
domenica 26 Escursione a Castel del Monte visita azienda formaggio
Giulio Petronio
accompagnate da Accompagnatori di Media Montagna della Regione Abruzzo,
costo 10 euro a
persona.
Guide: Luca Maria Nucci, Alberto Liberati
Altre escursioni
Domenica 26
visita all’Eco villaggio autocostruito di Pescomaggiore (Progetto EVA
www.pescomaggiore.org ) -
pranzo con prodotti biologici locali.

sabato 25 giugno 2011

Processo Marlane Marzotto rinviato, oggi manifestazione Tricom

di Giorgio Langella Da VicenzaPiù n. 216 in distribuzione da venerdì 24 giugno
 
Caduti sul lavoro e malattie professionali: una strage che viene "raccontata"dai media come fosse una cosa normale, come il pegno che bisogna pagare al progresso. Si discute, si polemizza, si lanciano ultimatum. La politica italiana è un susseguirsi di proclami, slogan, propaganda. Adesso è di moda litigare sui ministeri da spostare al nord, su chi sarà il leader del centrosinistra, sulle primarie. Sembra che si faccia di tutto per distogliere l'attenzione dei cittadini dai veri problemi che stanno distruggendo il paese.
Il lavoro prima di tutto. Un lavoro che manca, che viene pagato poco, che è precario. Che è insicuro in tutti i sensi. La sicurezza sul lavoro è uno dei temi che dovrebbe essere affrontato in maniera decisa e che, invece, viene lasciato alla cronaca. Alle condoglianze quando ci sono incidenti nei posti di lavoro. Alle promesse. Intanto, nei luoghi di lavoro, si continua a morire, si diventa invalidi, ci si ammala. È una strage che viene "raccontata" come fosse una cosa normale, come il pegno che bisogna pagare al progresso. Il costo che i lavoratori e le loro famiglie devono pagare per poter avere un salario. Ma l'insicurezza cronica nei luoghi di lavoro, non è inevitabile né frutto della fatalità. È parte integrante di un modello di sviluppo che ha come obiettivo il profitto di pochi. I dati sono impressionanti. Da inizio anno al 20 giugno 2011, ci sono stati 290 morti sul lavoro, che salgono a 568 considerando i lavoratori deceduti sulle strade e in itinere. Rispetto allo stesso periodo del 2010 si registra un incremento del 18,6%(1). Per quanto riguarda le malattie professionali i dati sono più difficili da trovare. Si scopre che le malattie professionali denunciate nel territorio nazionale sono state 26.787 nel 2005, 26.826 nel 2006, 28.856 nel 2007, 29.939 nel 2008, 34.646 nel 2009(2). Un crescendo drammatico. Per qualcuno queste sono solo statistiche, ma dietro i numeri ci sono persone, sacrifici, famiglie, vite, intelligenze. E tanta disperazione. Tutto questo viene nascosto, taciuto, sfumato. È meglio non sapere. E i morti sul lavoro o da malattia professionale diventano invisibili. Qui invece si vuole informare. Il 24 giugno, al tribunale di Paola, ci sarà l'udienza del processo "Marlane-Marzotto". Imputati di questo processo sono i massimi dirigenti (del passato e di oggi) della Marzotto e della Lanerossi. Vengono processati perché tra i poco più di mille operai che hanno lavorato nello stabilimento di Praia a Mare circa 50 sono morti di tumore e oltre 60 si sono ammalati(3). Una percentuale altissima, certamente anomala. Se si considera anche che una delle imputazioni è per disastro ambientale (visti i residui tossici delle lavorazioni e i veleni nascosti nelle immediate vicinanze dello stabilimento), siamo di fronte a qualcosa di talmente grande e serio che dovrebbe essere conosciuto da tutti i cittadini, in ogni parte d'Italia. E invece i mezzi di comunicazione non scrivono nulla, tacciono. Sono molto "prudenti". Del resto, quando si parla dei "potenti" è meglio usare la dovuta cautela. Il 24 giugno gli avvocati di parte civile chiederanno di trasformare l'imputazione per omicidio colposo in omicidio volontario. Lo fanno per evitare che il processo vada in prescrizione e che non si possa trovare nessun colpevole. Lo fanno perché non c'è nessuna differenza tra quanto è successo alla Marlane di Praia a Mare e alla Thyssen di Torino(4). Hanno ragione. La differenza tra i due casi è solo nel tempo che i lavoratori ci hanno messo a morire e nel numero dei morti. Ma le responsabilità sono le medesime. Sistemi di sicurezza inadeguati o inesistenti. E tutto perché qualcuno ha deciso che "si poteva rischiare" la vita dei lavoratori. Perché si è pensato che "non potesse succedere" quello che, poi, è avvenuto. Perché la sicurezza, forse, costava troppo. Il 25 giugno a Bassano ci sarà una manifestazione di protesta per la sentenza che ha assolto gli imputati del processo "Tricom" di Tezze. Assolti perché "il fatto non sussiste". Eppure in quella fabbrica c'era cromo esavalente. Eppure tracce di questo veleno sono state trovate nei corpi di chi è morto anche a distanza di anni. Eppure l'area della fabbrica e la falda acquifera sono inquinate e compromesse. Ma è stato sentenziato che i lavoratori sono morti perché fumavano e nessuno è colpevole. Il fatto non sussiste ... ma i morti sono reali, l'inquinamento è reale, l'avvelenamento da cromo esavalente è reale. Il 24 e il 25 giugno sono due giornate importanti. Si vedrà se esiste giustizia anche per chi muore nei posti di lavoro. Si vedrà se ci può essere speranza di avere più sicurezza nel lavoro. Perché serve poco vincere il referendum sul nucleare per salvaguardare la nostra salute se poi nei luoghi di lavoro si continua a morire per evidenti carenze di sicurezza.
 
(1) osservatorio indipendente di Bologna sulle morti per infortuni sul lavoro
(2) ISTAT
(3) Sono considerati i casi di lavoratori deceduti o ammalati interessati dal processo. I morti sono sicuramente molti di più.
(4) L'amministratore delegato della Thyssen, condannato a 16 anni e mezzo per omicidio volontario, è stato successivamente applaudito in un'assemblea della Confindustria.

Dopo l’alluvione del primo novembre che ha colpito il Veneto, è da capire se c’è volontà di cambiamento.


http://geograficamente.wordpress.com/2010/11/14/il-veneto-e-l%E2%80%99alluvione-acque-fiumi-e-utopie-concrete-per-il-paesaggio-veneto-la-possibile-svolta-nella-gestione-territoriale-vie-d%E2%80%99acqua-artificiali-dismissioni-di-inutili-zon/

venerdì 24 giugno 2011

Guerra e Bugie in TV

Il titolo della puntata è Guerra, Bugie & TV, realizzato da Amedeo Ricucci e, come si può capire dal titolo, racconterà parecchie delle menzogne della televisione per quanto riguarda gli eventi bellici degli ultimi anni, dalla prima guerra del Golfo alla Palestina, dal massacro di Timisoara alle fosse comuni di Tripoli.
Nella presentazione della puntata si legge: le fosse comuni a Tripoli? Una montatura grossolana. La presa di Sirte da parte dei ribelli? Una bufala clamorosa. La crisi libica si è imposta sullo scacchiere internazionale grazie anche ad una micidiale disinformazione, veicolata dai mass media. Non è la prima volta. Guerra e bugie vanno d’accordo sempre, soprattutto in televisione.
E’ un matrimonio che è stato consumato da tempo e che non è mai andato in crisi, anzi si è arricchito di conflitto in conflitto. Con tecniche sempre più sofisticate, anche se con risultati altalenanti. L’inchiesta de La Storia siamo noi in onda questa sera, rimette in discussione molte verità sulla guerra in Libia che sembravano acquisite. In puntata andranno in onda interviste a Fausto Biloslavo, Toni Capuozzo, Massimo Bordin, Antonio Polito e Cristiano Tinazzi.http://www.africanews.it/guerra-in-libia-bugie-in-tv/

domenica 19 giugno 2011

Nicola Del Duce ci spiega cosa cambia con la vittoria dei referendum sull'acqua. Politica

   Con la vittoria dei ‘Sì' gli enti pubblici proseguiranno a controllare qualità e costi di erogazione dell'acqua di rubinetto, che non vengono quindi affidati a imprenditori privati. Con la vittoria del secondo quesito viene abolita dunque la possibilità del gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa: quel tanto discusso 7% sulla bolletta degli italiani



Gli italiani si sono espressi in maniera piuttosto inequivocabile. Sia per l'alta affluenza, pari al 57% degli aventi diritto, sia per la valanga di ‘Sì' ottenuti dai 4 quesiti pari al 95% dei voti espressi. I due quesiti sull'acqua riguardavano: il primo, "la modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica", il secondo la "determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito". La vittoria del sì fa in modo che restano attivi gli affidamenti del servizio a società pubbliche, secondo la loro scadenza naturale. Toccherà ora ai Comuni, proprietari delle aziende in quasi tutte le città, stabilire il proprio futuro. Saranno infatti le amministrazioni locali a dover dire se faranno gare o affidamenti diretti.
Il primo quesito ha infatti abrogato l'articolo 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto 112 del 2008 convertito con la legge 133 dello stesso anno, e cioè quello che consente l'ingresso dei privati nella gestione dell'acqua.
Il secondo quesito ha invece cancellato il comma 1 dell'articolo 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del decreto 152 del 2006, vale a dire quello che dà diritto a una "remunerazione adeguata", anche attraverso l'aumento delle tariffe, per chi investe nelle società dell'acqua. Il punto vero è che tale remunerazione non era vincolata alla qualità del servizio erogato, come dimostrano molte esperienze sul territorio nazionale. Il che vuol dire che a fronte di disservizi da parte del gestore lo stesso poteva comunque aumentare le tariffe. Con la vittoria del sì viene abolita dunque la possibilità del gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa: quel tanto discusso 7% sulla bolletta degli italiani. Adesso la tariffa dovrà tenere conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere. In altre parole si impedisce di fare profitti sull'acqua.
Ma c'è un "però". Con l'uscita di scena dei privati, resta aperto il problema del fabbisogno di investimenti stimato nel rapporto Blue Book pari a 64,12 miliardi di euro in 30 anni (2 miliardi l'anno) per risolvere i problemi che attanagliano tutt'oggi il paese (10 milioni di italiani dispongono di acqua solo a intermittenza, il 20% non ha fognature, il 30% non è allacciato a impianti di depurazione). In altre parole: quale soggetto imprenditoriale vorrà impegnarsi in un affare economico dal quale non potrà avere un ritorno certo e significativo?
Le conseguenze immediate verificatesi dopo il raggiungimento del quorum sono state ad esempio la decisione di Hera, la società multiservizi bolognese impegnata nella gestione del ciclo dei rifiuti, dell'energia e delle risorse idriche, che ha confermato che non firmerà più la convenzione con gli enti locali che prevedeva investimenti per 70 milioni di euro sulla rete idrica. Hera ha inoltre perso in borsa circa il 10% del suo valore dall'inizio del mese ad oggi proprio per la probabile vittoria dei ‘Sì' al referendum.
A Roma invece la vittoria dei comitati referendari implica che la privatizzazione di Atac e Ama non si farà. Secondo il decreto Ronchi era del 40% la quota di azioni Ama e Atac che il Campidoglio avrebbe dovuto cedere ai privati. Adesso però si fermerà tutto, a meno che non si creino società a capitale misto pubblico/privato. Insomma si vedrà. Il padre del decreto sull'Acqua, l'ex Ministro Andrea Ronchi in un'intervista al Corriere della Sera difende il suo decreto: "era una buona legge", dice, "il voto - aggiunge - blocca le liberalizzazioni della gestione dei servizi pubblici: acqua, rifiuti, metropolitane. Per far funzionare questi servizi ci vogliono 120 miliardi. Come faranno i Comuni che sono senza un euro. Non faranno niente. I servizi peggioreranno". Ma non è tutto, Ronchi se la prende anche con i suoi ex colleghi del Governo. "Ma come, la 'legge Ronchi' - sbotta l'ex ministro - è una tua riforma e non la difendi a spada tratta? Puoi perdere, ma a testa alta. Ho assistito a clamorose incertezze. Berlusconi che non va a votare, ministri che vanno, altri che non vanno. Due no e due sì, due sì e due no... Alla fine, tanti elettori del centrodestra hanno votato e hanno contribuito al risultato finale".
Sarà, ma la gestione privata dell'Acqua nel Lazio ad esempio, ha portato ad una vera e propria ribellione da parte dei cittadini che si sono visti rincari annui della bolletta arrivati fino al 200%, con conti giunti fino a 245 euro. I dati forniti da Cittadinanzattiva soltanto qualche giorno prima del voto parlano chiaro: nel Lazio si registrano incrementi in bolletta che superano la media nazionale: +11,9% contro il 6,7%. Il consumo è riferito ad una famiglia composta da tre persone, che consuma 192 metri cubi l'anno, e la variazione dei costi compara il 2009 con l'anno precedente. Nel dettaglio, ci sono province in cui l'acqua costa un occhio della testa: in testa alla classifica Frosinone con 280 euro a famiglia, in seconda posizione si piazza Viterbo con 271. Ed è proprio la Tuscia a detenere il record nazionale degli aumenti con un + 53,4 %. Segue Latina, con il gestore idrico che emette fatture mediamene da 262 euro anni a famiglia, e poi Roma con 207.
Adesso però qualcosa dovrà cambiare e le famiglie non potranno più essere spennate dai nostri "operatori privati".