lunedì 5 aprile 2021

40 anni fa la scoperta delle liste della P2: l’anti-Stato


3 MINUTI CON...

LA STORIA

Quarant'anni fa l'Italia scoprì la P2

Il 17 marzo 1981 la Guardia di Finanza passò al setaccio Villa Wanda
il magistrato gherardo colombo (foto archivio l unione sarda)
Il magistrato Gherardo Colombo (foto archivio L'Unione Sarda)

Come tante scoperte, fu casuale. Il 17 marzo 1981 la guardia di finanza - su mandato dei giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone - passa al setaccio villa Wanda, ad Arezzo, e l'azienda tessile La Giole, a Castiglion Fibocchi. È una perquisizione nell'ambito dell'inchiesta sul falso rapimento del banchiere Michele Sindona. Tra le carte di Licio Gelli trovano invece l'elenco degli iscritti alla loggia Propaganda 2, la famigerata P2. Tra i 962 nomi spiccano quelli di 208 militari (43 generali e l'intero vertice dei servizi segreti), 11 questori, 5 prefetti, 44 parlamentari, banchieri, giornalisti, ministri, magistrati e imprenditori. Uno Stato parallelo all'ombra dello Stato di diritto. La slavina travolge il Paese, una delle pagine più oscure della storia italiana recente.

Licio Gelli (foto archivio L'Unione Sarda)
Licio Gelli (foto archivio L'Unione Sarda)

Golpisti, politici e imprenditori Ci sono Enrico Nicoletti, il costruttore in rapporti stretti con la banda della Magliana, e il giornalista Rai-europarlamentare Gustavo Selva, Silvio Berlusconi e il direttore generale del Banco di Roma Giovanni Guidi, l'attore Alighiero Noschese e Vittorio Emanuele di Savoia, il presidente di una sezione della Cassazione Carmelo Spagnuolo e il ministro Gaetano Stammati, il segretario del Psdi Pietro Longo, il generale dei carabinieri Italo Poggiolini e l'ammiraglio Emilio Eduardo Massera, membro della giunta militare che rovesciò il governo di Isabelita Peròn con il golpe del 1976. Insomma, di tutto un po'.

La Treccani Il tema è così importante da aver conquistato una voce nel prestigioso dizionario di storia. Testuale: "P2, loggia massonica coperta, appartenente in origine al Grande Oriente d'Italia. Sciolta nel 1974 ma ricostituita come associazione segreta nel 1975, sotto la guida di Licio Gelli si trasformò, anche per il profilo degli affiliati, in una potente forza occulta in grado di condizionare il sistema economico e politico. La scoperta e la pubblicazione (1981) degli elenchi degli affiliati e del programma della P2, sulle cui ramificazioni e discendenze permangono consistenti interrogativi, aprirono un caso politico e giudiziario. Sciolta d'autorità in quanto associazione segreta (1982), la P2 fu oggetto di un'inchiesta parlamentare e di vari procedimenti giudiziari".

Maurizio Costanzo e Silvio Berlusconi (foto Ansa/ Ferraro)
Maurizio Costanzo e Silvio Berlusconi (foto Ansa/ Ferraro)

Il terremoto I nomi diventano pubblici il 20 maggio 1981. Il 22 maggio viene emesso un mandato di cattura per procacciamento di notizie sulla sicurezza dello Stato e spionaggio politico nei confronti di Gelli, scappato in Svizzera. Il 23 maggio si dimette il ministro della Difesa Aldolfo Sarti: il suo nome è tra gli aspiranti iscritti alla loggia segreta. Dimissionari anche i piduisti Giovanni Torrisi, capo di stato maggiore della Difesa, e i capi dei servizi segreti Giuseppe Santovito e Giulio Grassini. Il 26 maggio tocca al presidente del Consiglio Arnaldo Forlani rassegnare le dimissioni. Lo sostituirà il repubblicano Giovanni Spadolini. Nel frattempo, la Corte centrale del Grand'Oriente d'Italia - guidata dal cagliaritano Armandino Corona - processa ed espelle Gelli.

Rizzoli-Corriere della Sera Il 13 giugno Franco Di Bella lascia la direzione del Corriere della Sera. Il suo nome è nella lista P2 assieme a quelli dell'editore Angelo Rizzoli, di Bruno Tassan Din e del banchiere Roberto Calvi, azionista della casa editrice con il 40 per cento delle quote. Si accerta che il programma della P2 era parte del "piano di rinascita democratica" che Gelli spiegò in un'intervista concessa a Maurizio Costanzo - anche lui affiliato alla loggia - pubblicata sul Corriere della Sera il 5 ottobre 1980. Nel testo originale del piano - sequestrato a luglio '82 alla figlia di Gelli, Maria Grazia - si legge: «L'obiettivo deve essere, nei partiti, nella stampa e nel sindacato, quello del controllo delle persone che in ogni formazione o in ogni giornale siano ritenute sintoniche con gli obiettivi del Piano e della creazione di strutture (formazioni politiche e giornali) che se ne facciano strumento di realizzazione. Per il sindacato in particolare, deve essere prioritario l'obiettivo della scissione dell'unità sindacale per poi consentire la riunificazione con i sindacati autonomi di quelle componenti confederali sensibili all'attuazione del Piano». Un colpo di Stato con tutti i crismi.

Arnaldo Forlani ai funerali di Giulio Andreotti (foto Ansa/ Carconi)
Arnaldo Forlani ai funerali di Giulio Andreotti (foto Ansa/ Carconi)

L'indagine Tina Anselmi, la prima donna a diventare ministra, guiderà la commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2, istituita il 23 ottobre 1981. Conclude i lavori nel 1984. Ecco alcuni passi della durissima relazione conclusiva: «L'ampiezza e la gravità del fenomeno coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. (...) Non si è trattato, in tali casi, soltanto del tracollo di due istituti di credito privati di interesse nazionale, ma di due situazioni finanziariamente rilevanti in un contesto internazionale, che hanno sollevato - con particolare riferimento al gruppo Ambrosiano - serie difficoltà di ordine politico non meno che economico allo Stato italiano. In entrambe queste vicende, la loggia P2 si è posta come luogo privilegiato di incontro e centro di intersecazione di una serie di relazioni, di protezioni e di omertà che ne hanno consentito lo sviluppo secondo gli aspetti patologici che alla fine non è stato più possibile contenere. In questo contesto finanziario la Loggia P2 ha acquisito il controllo del maggiore gruppo editoriale italiano, mettendo in atto, nel settore di primaria importanza della stampa quotidiana, una operazione di concentrazione di testate non confrontabile ad altre analoghe situazioni, pur riconducibili a preminenti centri di potere economico. Queste operazioni infine si sono accompagnate ad una ragionata e massiccia infiltrazione nei centri decisionali di maggior rilievo, sia civili che militari e ad una costante pressione sulle forze politiche. Da ultimo, non certo per importanza, va infine ricordato che la loggia P2 è entrata in contatto con ambienti protagonisti di vicende che hanno segnato in modo tragico momenti determinanti della storia del Paese».

I processi Nel 1991 Licio Gelli e altre dodici persone rinviate a giudizio per cospirazione contro lo Stato. Accusa dalla quale il Tribunale lo assolve tre anni dopo. Condannato invece per procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato e, più in là, per depistaggio nel processo per la strage di Bologna in concorso con il generale piduista del Sismi Pietro Musumeci, il colonnello dei carabinieri Giuseppe Belmonte e il faccendiere Francesco Pazienza. Muore il 15 dicembre 2015 a villa Wanda, là dove lo scandalo P2 era deflagrato trentaquattr'anni prima. Si chiude un'epoca: molti segreti (forse) resteranno tali per sempre.

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La P2 di Licio Gelli, l'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta, i radicali

Qui si sente anche la testimonianza di Enrico Berlinguer segretari del partito comunista gennaio 1984 https://www.radioradicale.it/scheda/631873/la-p2-di-licio-gelli-lattivita-della-commissione-parlamentare-dinchiesta-i-radicali    

La P2 di Licio Gelli, l'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta, i radicali

SERVIZIO | di Aurelio Aversa - Radio - 12:49 Durata: 4 ore 13 sec
A cura di Delfina Steri
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T.

Anselmi, Piccoli, Berlinguer, Pannella, Almirante, Craxi...

genn-feb 1984 Comm.

Puntata di "La P2 di Licio Gelli, l'attività della Commissione parlamentare d'inchiesta, i radicali" di mercoledì 17 marzo 2021 , condotta da Aurelio Aversa .

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Almirante, Banche, Berlinguer, Dc, Gelli, Governo, Istituzioni, Massoneria, P2, Pannella, Parlamento, Partiti, Partito Radicale, Pci, Piccoli, Politica, Psi, Storia.

La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 4 ore.

lunedì 11 gennaio 2021

In ricordo di Fabrizio De Andrè a 22 anni dalla sua morte

 

De Andrè, il cantautore poeta

A 22 anni dalla morte del musicista, esempio di uomo libero

De Andrè, il cantautore poeta

GENOVA (11 gennaio 2021) - "Essere se stessi è una virtù esclusiva dei bambini, dei matti e dei solitari". A 22 anni dalla sua morte è una delle lezioni di libertà del grande cantautore e poeta del Novecento, Fabrizio De Andrè. Nato a Genova, pubblica nel 1958 il suo primo disco, un 45 giri contenente due canzoni non sue, "Nuvole barocche" e "E fu la notte". Nel 1962 sposa Puny, una ragazza genovese che lo stesso anno gli dà un figlio, Cristiano, oggi a sua volta musicista e cantante. Intanto escono altri dischi divenuti poi classici: "La guerra di Piero", "La ballata dell’eroe", "Il testamento", "La ballata del Michè", "Via del Campo", "La canzone dell’amore perduto", "La città vecchia", "Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers" (scritta con Paolo Villaggio) e "La canzone di Marinella", che nel '68 viene incisa da Mina e trasforma De Andrè in autore di successo. 

Nel 1968 esce per l’album Volume I, seguito l’anno dopo da Tutti morimmo a stento e da Volume II: i tre dischi raggiungono il vertice delle classifiche di vendita. Nel 1970 La buona novella, tratto dai Vangeli apocrifi. Nel '71 Non al denaro, Non all’amore nè al cielo, ispirato da "L'antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters. Nel 1973 è la contestazione del '68 a fornire lo spunto per l’ellepì Storia di un impiegato. Nel 1974, in Canzoni, Fabrizio raccoglie traduzioni da Brassens, Dylan e Cohen e brani suoi degli anni sessanta. Nel 1975 De Andrè collabora con De Gregori, esce Volume VIII. Si trasferisce in Sardegna, dove acquista la tenuta dell’Agnata, presso Tempio Pausania, dedicandosi all’agricoltura e all’allevamento di animali. Nel 1977 Dori Ghezzi, alla quale Fabrizio si è unito, gli dà una figlia, Luisa Vittoria detta Luvi. L’anno successivo esce l’album Rimini, le cui canzoni vengono portate in tour con l’ausilio della PFM. Da quel tour viene pubblicato nel 1979 un doppio album dal vivo. Ad agosto, a l'Agnata, De Andrè e Dori Ghezzi vengono sequestrati: sono rilasciati quattro mesi dopo.

L'esperienza del sequestro e la realtà della gente sarda ispirano parte di una raccolta di brani senza titolo che i mass media battezzano L’Indiano, dal dipinto di copertina. Nel 1984 De Andrè realizza con Mauro Pagani Creuza de mâ, che unisce la lingua genovese alle sonorità della tradizione mediterranea. Nel 1989 sposa Dori Ghezzi, mentre nel 1990 esce l’album Le nuvole. Nel 1991 esce il doppio live "1991 - Concerti, seguito nel 1992 da un nuovo tour teatrale. Nel 1996 è la volta di "Anime salve". Nel 1997, esce "Mi innamoravo di tutto", un’antologia che contiene un duetto con Mina, "La canzone di Marinella". Continuano nel frattempo i concerti, che deve però interrompere nell’estate del 1998 per motivi di salute. Muore l’11 gennaio del 1999, ma la sua lezione resta attuale e immortale. Un intellettuale, un poeta, un uomo libero e un grande musicista: "Se posso permettermi il lusso del termine, da un punto di vista ideologico sono sicuramente anarchico. Sono uno che pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio". (ITALPRESS)

11 Gennaio 2021

Strage stazione di Viareggio, la disperazione dei parenti delle vittime

 Questa notizia mi fa sentire veramente delusa... in quanto mi sono sempre sentita vicina alla lotta dei parenti delle vittime per avere giustizia dopo questo terribile incidente ferroviario. Mi sento anch'io disperata. E' la giustizia questa? Spero tantissimo che ci ripensino....

  • Strage stazione di Viareggio, la disperazione dei parenti delle vittime

Strage stazione di Viareggio, la disperazione dei parenti delle vittime

La Cassazione riapre il processo. Prescritti gli omicidi colposi escluso per Moretti

Sono stati dichiarati prescritti gli omicidi colposi per la strage di Viareggio a seguito dell'esclusione dell'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro: lo ha deciso la corte di Cassazione rinviando alla corte d'Appello di Firenze la riapertura dell'appello bis.  Da rivalutare la responsabilità per il solo reato di disastro ferroviario colposo. 

Scene di disperazione fra i parenti delle vittime della strage di Viareggio, davanti al palazzo dalla Corte di cassazione a Roma. Molti di loro sono scoppiati in lacrime quando hanno ricevuto la notizia del verdetto che dichiara prescritti gli omicidi colposi per il disastro ferroviario nel quale persero la vita 32 persone nel giugno del 2009, a seguito dell'esclusione dell'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro.

"E' stato ridimensionato radicalmente il verdetto della Corte d'Appello di Firenze: la Cassazione ha emesso un dispositivo molto complesso ma ad una prima lettura emerge subito che è stato colpito in modo profondo l'impianto delle accuse e delle responsabilità". Questo il primo commento dell'avvocato Franco Coppi, difensore dell'ex di Fs e Rfi, Mauro Moretti nel processo per la strage di Viareggio, nella quale era stato condannato a 7 anni.

"Grande soddisfazione per il verdetto della Cassazione che ha fatto giustizia della sentenza della corte di Appello di Firenze che abbiamo da sempre contestato: ora è stata definitivamente esclusa la condanna di Rfi per la strage di Viareggio". Questo il commento dell'avv. Carla Manduca che ha difeso la posizione di Rfi insieme a prof. Alfonso Stile. "E' stato escluso anche il risarcimento per tutte le 22 associazioni che si erano costituite come parti civile nel processo", ha aggiunto la legale ricordando che i familiari delle vittime sono stati invece risarciti.

Cassazione, Moretti escluso da prescrizione  - Per quanto riguarda la conferma dell'esistenza del reato di omicidio colposo plurimo, affermata oggi dalla Cassazione nel processo per la strage di Viareggio, "tale reato, con l'eccezione dell'imputato che aveva rinunciato alla prescrizione, è stato dichiarato prescritto in quanto esclusa la circostanza aggravante della violazione delle norme di prevenzione sui luoghi di lavoro. A questa decisione ha fatto seguito la conferma dei risarcimenti in favore di molte parti civili e la revoca degli stessi in favore di alcune altre". Con questa precisazione, la Suprema Corte, pur senza citarlo, ha fato riferimento alla posizione dell'ex ad di Fs e Rfi Mauro Moretti che in appello aveva rinunciato alla prescrizione ed era stato condannato a sette anni, come in primo grado. "La decisione ha confermato per numerosi imputati la responsabilità per il reato di disastro ferroviario colposo, così confermando la condanna inflitta dalla Corte di appello di Firenze, che è stata dichiarata definitiva. Per altri imputati ha annullato la sentenza in relazione ad alcuni profili di colpa ed ha rinviato per un nuovo giudizio alla Corte d'appello di Firenze. Per il reato di disastro ferroviario, le condanne al risarcimento dei danni sono state confermate in favore di tutte le parti civili legittimate. La pronuncia di prescrizione, infine, comporta la necessità di una nuova valutazione della pena da irrogare ai ricorrenti, che sarà decisa dal giudice di appello", conclude la nota della Cassazione.

Cassazione: inflitte 11 condanne definitive  - Sono stati condannati in via definitiva, dalla Cassazione per la strage di Viareggio, undici imputati in relazione alle accuse di disastro colposo ferroviario. Tra loro - si legge nel dispositivo emesso dalla Suprema Corte - c'è anche l'ex ad di Trenitalia Vincenzo Soprano, oltre a sette dirigenti di società tedesche e austriache del trasporto ferroviario e ai manager italiani Paolo Pizzadini, Daniele Gobbi Frattini e Mario Castaldo che risponde in qualità di amministratore delegato di Carbo Chemical e poi di responsabile del settore Industria Chimica e Ambiente di F.S. Logistica spa. Per loro la pena - "trattamento sanzionatorio" - sarà ricalcolata dalla Corte di Appello di Firenze dato che deve essere scorporata la parte della condanna inerente l'accusa di omicidio colposo plurimo dichiarata prescritta per il venir meno dell'aggravante della violazione di norme sulla sicurezza del lavoro. Per Castaldo, l'appello bis si riapre anche in relazione alla sua posizione di direttore della Divisione Cargo di Trenitalia "per nuovo giudizio sul punto".

I familiari: "Giornata nera, torna la prescrizione" - "Se così fosse confermato è una giornata nera. Noi speravamo nella giustizia. E' chiaro che dobbiamo capire con i nostri avvocati cosa è successo. Ci sono state due sentenze che hanno lavorato per portare quello che è un giudizio nel merito della legge, tutto quello che sono i documenti, i periti, tutto quello che è stato fatto per far emergere la verità dei fatti. Periti da tutta Italia e Europa sono venuti a raccontare lo stato delle ferrovie. Oggi si scrive una parola triste perchè nuovamente la parola prescrizione torna in un processo così importante per il Paese". Lo ha detto Marco Piagentini, dell'associazione Il Mondo che vorrei onlus, che riunisce familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009 commentando la Cassazione.

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