Rifiuti: dopo l'Olanda, le navi
partono anche per la Svezia
NAPOLI - È partita ieri dal molo 42 del porto di Napoli la Ems River,
la nave che porterà in Svezia la frazione umida accumulata nei primi
anni del Duemila nello stir di Caivano.
Il via vai delle navi dei rifiuti dirette all’estero è ormai diventato
continuo. Venerdì era salpato il cargo avviato in Olanda agli impianti
della Eon, oggi dovrebbe arrivare quello che approderà al
termovalorizzatore della Avr di Rotterdam. In media si pensa di spedire
nei Paesi del Nord circa 5000 tonnellate di spazzatura alla settimana.
In Svezia la A2A invierà a spese della Protezione Civile le cinquemila
tonnellate di fut già imbustate dalla ditta Elios di Dante Bussatore nei
sacchi utilizzati dall’Onu per trasportare i cadaveri. La loro prima
destinazione era la Spagna: avrebbero dovuto finire nella discarica di
Verinsur, ma l’Andalusia, la regione interessata, non concesse le
necessarie autorizzazioni. In Svezia, invece, hanno subito detto sì
all’operazione anche perché lì la spazzatura verrà bruciata permettendo
alla popolazione di Stoccolma di riscaldarsi. Mediatore dell’affare la
Markab che già aveva tentato l’operazione spagnola. Ieri sono partite le
prime tremila tonnellate, ma i viaggi della monnezza continueranno. Il
prezzo stabilito viaggia intorno ai 150 euro, quasi 50 di più rispetto a
quello praticato a Rotterdam dalla Avr, e 60 in più rispetto a quello
praticato dalla Eon che sarebbe disponibile a bruciare anche il tal
quale a Delfzijl dove la società ha realizzato nel 2010 un nuovo
impianto. Ma le spedizioni non sono ancora cominciate perché la Sapna
ancora non ha acquistato né fittato le apparecchiature necessarie per
imballare la spazzatura.
L’incremento dei costi previsto per la Svezia è connesso con la natura
del rifiuto da bruciare: la frazione secca inviata in Olanda produce
molto più calore di quella umida e quindi portarla all’inceneritore
costa di meno. In ogni caso le cifre spese nei Paesi del Nord restano di
gran lunga inferiori a quelle pretese in Italia. I costi affrontati
finora sono stati esorbitanti, come emerge anche dalla documentazione
raccolta dalla commissione ecomafie. La spazzatura made in Naples è
finita in Liguria, Emilia, Toscana e Lombardia e Veneto in alcuni casi
con il sì delle Regioni, in molte altre occasioni solo sulla base di
accordi commerciali che hanno permesso agli smaltitori di intascare 13
milioni e mezzo.
La partecipata della Provincia ha stipulato nel 2011 trentaquattro
contratti per esportare rifiuti in mezza Italia. Tra le ditte coinvolte
anche la Cosmer di Pignataro Maggiore, una società colpita nel 2009 da
interdittiva antimafia. L’impresa presentò ricorso al Tar e vinse, solo
qualche mese fa l’Avvocatura ha presentato a sua volta ricorso al
Consiglio di Stato e si resta ora in attesa di sentenza. La Sapna ha
inviato la frazione secca anche negli impianti di Avellino, Ferrara,
Busto Arsizio, Trieste e Padova con una spesa di 5 milioni e mezzo.
Contratti sono stati conclusi con la Gedit S.p.A. di Montichiari
(Brescia, la cui discarica è stata chiusa a fine anno per motivi
ambientali e poi riaperta), con la Old service di Ferrara, con la
Europetroli di Battipaglia, che ha portato i rifiuti fino agli impianti
di termocombustione Acegas-aps S.p.A. di Trieste o di Padova spendendo
tra i 162 e i 175 euro a tonnellata. Per smaltire alla Accam di Busto
Arsizio si versano 225 euro a tonnellata. A smaltire i rifiuti in
Sicilia (quasi 200 euro a tonnellata) e a portarli in Puglia e in Emilia
è stata la Profineco associata alla ditta di Vincenzo D’Angelo poi
arrestato per un traffico di rifiuti. I trasporti furono affidati alla
Adiletta Logistica, poi colpita da interdittiva antimafia.
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