giovedì 16 febbraio 2012

Richiesta di adeguamento regolamenti comunali integrazione rette non autosufficienti ospitati in strutture residenziali pubbliche e Rsa.

Il 13 febbraio ho inviato dal Dipartimento di cui sono responsabile questa comunicazione ai 120 sindaci della nostra provincia di Vicenza! E in bocca al lupo che la legge venga rispettata.


Il 27 Dicembre scorso il TAR del Veneto si è pronunciato accogliendo il ricorso presentato da una cittadina ultrasessantacinquenne non autosufficiente ricoverata presso una struttura residenziale assistita contro il Comune di Vicenza. Il motivo del ricorso verteva sulla richiesta al Comune di integrare la quota alberghiera della struttura per la parte eccedente alla capacità di copertura della stessa da parte dell’assistita con esclusivo riferimento alla sua situazione economica.
Risulta evidente, dal dispositivo e dalle motivazioni della sentenza (il cui contenuto viene riportato integralmente in allegato), come l’indirizzo del Tribunale Amministrativo del Veneto sia chiaramente volto a dare applicazione alle disposizioni normative che prevedono che la richiesta di copertura della quota alberghiera per anziani non autosufficienti debba basarsi sulla situazione economica del solo assistito, senza chiamare in causa i familiari, e che, pertanto l’eventuale integrazione di retta spetta al Comune di residenza.
Ciò rilevato è logico dedurre come, in caso di altri contenziosi tra i Comuni, gli Enti erogatori di servizi e i cittadini aventi diritto, il TAR Veneto stabilirà il ripristino dello stesso diritto. Del resto in tal senso si era già espresso ufficialmente e ripetutamente l’Ufficio del Difensore Civico del Veneto.
Del resto, il pronunciamento del TAR non fa che prendere atto di un quadro normativo assolutamente esplicito in materia. L’assistenza sociosanitaria rivolta nei confronti degli anziani non autosufficienti deve essere assicurata dalla Pubblica Amministrazione e le cure rivolte ai medesimi soggetti sono comprese, ai sensi del decreto legislativo 502/92 nei LEA (livelli essenziali di assistenza). Quanto alla questione della copertura della retta, il decreto legislativo 109/1998 modificato con decreto legislativo 130/2000 (normativa ISEE) e l’art.25 della legge 328/2000 (integrazione socio-sanitaria) stabiliscono che le quote delle rette a carico degli ultrasessantacinquenni non autosufficienti, nonché delle persone affette da grave disabilità, ricoverati nelle strutture Residenziali Extraospedaliere debbano essere calcolate con esclusivo riferimento al reddito dell’assistito e non si possa evidentemente chiedere ai parenti di grado alcuno la compartecipazione al pagamento delle somme di denaro. In modo ancora più esplicito, la stessa legge 328/2000 art.6 comma 4 recita testualmente: “per i soggetti per i quali si rende necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali,il comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero,previamente informati,assume obblighi connessi all’eventuale integrazione economica”.
Infine, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 Febbraio 2001 ”Atto di indirizzo e di coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie” e l’art.54 della legge 289/02 stabiliscono che le rette dei ricoverati ultrasessantacinquenni non autosufficienti debbano essere pagate per il 50% dal SSN (Servizio Sanitario Nazionale) e per il restante 50% dai Comuni, con eventuale partecipazione dell’utente in base al valore ISEE calcolato esclusivamente sul reddito dell’assistito.
La stessa Regione Veneto, nella propria deliberazione di Giunta Regionale n.457/2007 dichiara che: ”la quota di retta di residenzialità qualificata come “alberghiera” è a carico della persona accolta nel Centro di Servizio Residenziale o, se dal caso, del Comune, previamente informato, presso il quale il cittadino è residente o è iscritto ai registri anagrafici al momento dell’ingresso in struttura, indipendentemente dalla sua condizione di non autosufficienza”.
Inoltre, già nel recente passato sono state innumerevoli le sentenze emesse da vari TAR di tutta Italia e addirittura del Consiglio di Stato che hanno affermato la piena validità del decreto legislativo n. 109 del 1998, come modificato dal decreto legislativo n. 130/2000 (articolo 2 comma 6):
1.     Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia – Sezione staccata di Catania, sentenza n. 0042/07 del 6 dicembre 2006, depositata in cancelleria il giorno 11 gennaio 2007
2.     Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana -Terza sezione, ordinanza n. 733/2007 del 6 settembre 2007, depositata in segreteria il 7 settembre 2007
3.     Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche – Sezione prima, ordinanza n. 634/2007 del 18 settembre 2007
4.     Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche, ordinanza n. 521/2007 del 18 settembre 2007
5.     Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana - Seconda sezione, ordinanza n. 43/2008 del 16 gennaio 2008, depositata in segreteria il 17 gennaio 2008
6.     Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia - Sezione prima, sentenza n. 291/08 del 5 – 19 dicembre 2007, depositata in segreteria il 7 febbraio 2008
7.     Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia – Sezione prima, sentenza n. 303/08, depositata in segreteria il 7 febbraio 2008
8.     Tribunale di Lucca (giudice dr. Giacomo Lucente), sentenza n. 0174/2008 del 1° febbraio 2008
9.     Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, sentenza n. 176/2008 del 5 febbraio 2008
10.  Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sede di Palermo, ordinanza n. 372/2008 del 1° aprile 2008, depositata in cancelleria il 2 aprile 2008
11.  Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (sezione staccata di Brescia), sentenza n. 350/2008 del 2 aprile 2008
12.  Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, ordinanza n. 602/2008 del 16 aprile 2008, depositata in segreteria nella stessa data
13.  Consiglio di Stato, sezione quinta, ordinanza n. 2594 del 16 maggio 2008 (di reiezione del ricorso presentato dal Comune di Firenze contro la sopra citata ordinanza del T.A.R. della Toscana n. 43/2008)
14.  Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, prima sezione, sentenza n. 1405/08 dell’ 8 maggio 2008
15.  Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, quarta sezione, sentenza n. 4033/2008 del 10 settembre 2008
16.  Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia (Sezione Prima), sentenza n.01102/2008 del 20 marzo 2008, depositata in segreteria il 22 settembre 2008
17.  Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, sezione terza, sentenza n. 02535/2008 del 26 giugno 2008, depositata in segreteria il 17 novembre 2008
18.  Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), ordinanza 01101/2008 del 26 novembre 2008, depositata in segreteria il 27 novembre 2008
19.  Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia (Sezione Prima), ordinanza 00836/2008 del 26 novembre 2008, depositata in segreteria il 28 novembre 2008
20.  Consiglio di Stato – sezione quinta, ordinanza n. 04582/2009 del 11 settembre 2009, depositata in segreteria il 14 settembre 2009;
21.  Consiglio di Stato – sezione quinta, ordinanza n. 02130/2010 del 11 maggio 2010, depositata in segreteria il 12 maggio 2010;
22.  Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sentenze n. 1483, 1484, 1485, 1486, 1487, 1488 del 14 maggio 2010 e sentenze n. 1581, 1582, 1583, 1584, 1585, 1586, 1587 del 20 maggio 2010.
È utile evidenziare come, in molti casi, la giustizia amministrativa si sia espressa richiedendo esplicitamente ai Comuni di interessati l’adozione di un regolamento che preveda un fondo di bilancio per lo scopo. Regolamento richiamato, ad esempio, dal Consiglio di Stato (Cons. Stato sez. 5^ 16.03.2011 n. 1607) con la finalità di facilitare l'accesso ai servizi sociali per le persone più bisognose di assistenza. In proposito va ricordata anche la sentenza n. 784/2011 emessa dalla Sezione prima del Tar della Lombardia il 9 gennaio 2011, depositata in Segreteria il 24 dello stesso mese, la quale ha precisato che i Comuni non possono negare o ritardare gli interventi rivolti alle persone non autosufficienti affermando di non avere la disponibilità di adeguate risorse economiche in quanto gli Enti locali sono “immediatamente tenuti a far fronte ai suddetti oneri (…) essendo stati vincolati ad applicare una disposizione immediatamente precettiva introdotta a tutela di una fascia di popolazione particolarmente debole”.
Agli scriventi risulta, dopo attenta analisi territoriale, che la larghissima maggioranza (se non la totalità) dei Comuni e degli Enti gestori dei servizi socio-assistenziali del Vicentino non abbiano regolamenti conformi alla normativa vigente, così come richiamato dalla sentenza n. N. 01971/2011 del 27\12\2011. In molti casi, infatti, tali regolamenti prevedono che anche i contributi finalizzati all’integrazione delle rette per anziani non autosufficienti e disabili siano subordinati alla condizione che il richiedente non abbia parenti tenuti agli alimenti, in evidente contrasto con quanto stabilito dalla succitata normativa.
Alla luce di tale situazione, anche al fine di evitare che i Comuni si trovino a dover far fronte in maniera imprevista ad interventi economici di notevole entità (magari anche con valenza retroattiva), nonché nell’ottica di garantire il rispetto di diritti sanciti dalla normativa vigente, riteniamo sia indispensabile convocare quanto prima una riunione congiunta delle quattro rappresentanze delle conferenze dei sindaci del Vicentino con l’unico obbiettivo di costituire un gruppo di lavoro qualificato per trattare l’argomento in oggetto allo scopo di redimere un regolamento idoneo e omogeneo che sia di riferimento per tutti i Comuni. Contemporaneamente, ben consapevoli delle ristrettezze economiche in cui versano attualmente gli Enti Locali, situazione destinata ad aggravarsi con l’attuazione delle pesanti e penalizzanti misure economiche varate dal governo in carica e da quello precedente, riteniamo indifferibile l’avvio di un percorso poltico-istituzionale che porti i con forza i Comuni ad ottenere le necessarie risorse economiche presso la regione Veneto e il governo.
Vi preghiamo di cogliere questa richiesta con lo spirito costruttivo che da sempre distingue l’operato nostro partito come occasione per la costruzione di un fronte politico amministrativo comune, con l’unico obbiettivo di rendere giustizia ai nostri concittadini meno fortunati e alle loro famiglie, specie in un momento di gravissima crisi economica e sociale, nel pieno rispetto della legge. Cogliamo l’occasione per esprimere la massima disponibilità da parte della nostra forza politica e di tutti i suoi rappresentanti istituzionali a collaborare in maniera costruttiva al raggiungimento degli obiettivi sopra evidenziati.
Confidando in un positivo riscontro, porgiamo i più distinti saluti.



Antonella Zarantonello
Responsabile provinciale sociale-sanità-disabilità PRC – Federazione della Sinistra Vicenza indirizzo e mail:sociale@prc-federazione.vicenza.it tel: 3480406820

Giuliano Ezzelini Storti Segretario provinciale PRC – Federazione della Sinistra Vicenza

mercoledì 15 febbraio 2012

Non possiamo tacere su questi fatti gravissimi! la politica deve intervenire

BERLINO – Sono state violentate per anni nelle case di cura che le avevano accolte: sono migliaia le donne tedesche con disagi psichici o fisici costrette a subire gli abusi sessuali di altri pazienti o, peggio, di chi avrebbe dovuto prendersi cura di loro. Lo rivela uno studio dell'universita' di Bielefeld commissionato dal ministero per la Famiglia, di cui dara' conto stasera sull'emittente Ard il programma 'Report Mainz'.
Secondo la ricerca almeno il 6% delle pazienti sarebbe stata vittima di aggressioni sessuali negli istituti che le avevano in cura. Impossibile dare un numero preciso di vittime, spiega la ricercatrice Monica Schroettle, direttrice del team che ha lavorato allo studio, ''ma in ogni caso si tratta di diverse migliaia di donne''.
La circostanza che rende ancora piu' grave le violenze ''e' che da un istituto di cura le donne non possono uscire'', ha spiegato Schroettle. Inoltre ''e' molto piu' difficile chiedere aiuto e ottenere sostegno''. Drammatici anche i dati sulle violenze psichiche e fisiche su minori e adulte: da un sondaggio non rappresentativo e' emerso che tre ragazze minori su quattro siano state vittime di episodi del genere, in particolare le non vedenti o non udenti. Tra le adulte, e' scritto nello studio, circa una su tre ha subito violenza psicologica (oltre il 50% delle donne con disagi psichici), una su cinque violenza fisica. Georg Ehrmann, presidente dell'associazione Deutsche Kinderhilfe, che si occupa di minori in difficolta', ha definito le violenze ''un grande tabu''': ''Semplicemente per il fatto che non puo' accadere quel che non deve accadere, i responsabili politici e delle associazioni chiudono gli occhi''. 14 febbraio 2012 | 17:14 http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/germania-studio-shock-migli...

martedì 14 febbraio 2012

E' il giorno dell'amore ma penso al dolore

Scrivo oggi perchè questo giorno  e come tutte le feste programmate per festeggiare ruoli normali di vita io li boicotto, si è il giorno degli innamorati dicono, si dice e si vede... ma chi si ama ha bisogno di un giorno per festeggiare ? la festa porta  a spendere soldi e i soldi  per molti non ci sono ed è inutile che ci vengano a dire che bisogna spendere se non ci sono i soldi e se come stamattina in posta ho dovuto pagare ben 800 euro di bollette arretrate! In più oggi mi son venute in mente tutti i tipi di ingiustizie che ci sono nel mondo ma quella che più mi sta a cuore visto che sono una donna e che spesso l'ho dovuta subire è la violenza sulle donne, la violenza di qualsiasi tipo che un uomo perchè tale, perchè  maschio fa a una donna...
  A qualunque latitudine, indipendentemente dalla razza e dalla religione, le donne vengono quotidianamente violate, sfigurate, uccise, sono vittima di violenza e di soprusi che vorrebbero piegarle a semplice appendice degli uomini che le circondano.
Sarebbe ingiusto collegare questi fenomeni solo a culture diverse dalla nostra, a strati sociali più poveri, a religioni che consideriamo crudeli: la maggior parte delle donne, italiane e straniere, ricche e povere, cristiane e musulmane, subiscono violenza dentro le mura domestiche dai loro compagni attuali o passati che forse non si sono mai rassegnati all’idea di perdere qualcosa che consideravano loro proprietà assoluta.
Ma esiste anche un altro tipo di violenza, quella psicologica, subdola, strisciante, quella che ogni giorno viene perpetrata dai mezzi di comunicazione che ci impongono uno standard di estetica e di comportamento di dubbio gusto, un modello che rischia di riportare le donne indietro di diversi decenni cancellando anni di lotte femminili per ottenere più dignità e rispetto.
L’impegno che anche oggi mi voglio prendere è quello di combattere con tutte le armi a mia disposizione questi modelli deviati e fuorvianti e promuovere contemporaneamente una cultura improntata alla condivisione di diritti e doveri, alla democrazia domestica, alla parità di genere che arricchisce uomini e donne.
E quest'ultima frase la dedico a una mia cara amica violentata dal padre che era ancora una bimba ...stiamo sempre attente che i pedofili e i violenti spesso si nascondono dietro auree celestiali di suoni di campane....

-e penso a te(.........) ai tuoi occhi pieni di paura di quei giorni in cui non potevi sapere la gravità del fatto. Penso a quando l'hai confidato a  chi diceva di amarti  e non ti ha creduta..... non sei  più sola ci sono io che ti sostengo ora e che porto con te il dolore delle donne.

domenica 12 febbraio 2012

L'indifferenza è complicità

Reggio Emilia, 11/02/2012
A tutti i cittadini
A tutti gli antifascisti
Oggi nel tentativo di raggiungere un locale pubblico dove ripararsi dal freddo, alcuni compagni del movimento di RE sono stati fermati dalla Digos e in tale occasione gli è stato notificato che per loro era impossibile raggiungere il locale di destinazione in quanto nella piazza antistante al bar, due ore dopo si sarebbe tenuta una manifestazione sulle foibe che prevedeva la partecipazione di vari gruppi legati all’estrema destra fascista.
Questa ci ricorda quando gli oppositori del fascismo venivano confinati,repressi, al fine di impedire un qualsiasi dissenso. Ci ricorda anche le disposizioni di legge fasciste che prevedevano il fermo dei soggetti politicizzati in determinate occasioni.
Inoltre alla domanda di un compagno se, da libero cittadino, poteva attraversare la piazza per accedere al locale, la risposta è stato un secco “ NO. Voi non siete liberi cittadini ”.
Ciò dimostra ancora una volta l’appoggio incondizionato di cui godono alcuni gruppi xenofobi, razzisti e autoritari da parte dello stato, di cui sono i naturali servitori, e delle sue forze di repressione,dell’assoluto menefreghismo dell’antifascismo istituzionale targato ANPI-CGIL-PD che continuano a riempirsi la bocca di belle parole ma di fatto rimangono complici del tentativo di radicamento di tali gruppi sul territorio.
Notiamo altresì come l’amministrazione comunale non abbia avuto difficoltà a concedere la piazza principale della città a gruppi fascisti mentre ha sempre negato l’agibilità a tutti coloro che si muovono in una direzione di radicale opposizione agli autoritarismi politici, economici e sociali.
L’INDIFFERENZA E’ COMPLICITA’
Gli antifascisti reggiani.

Assembea Pedemontana a Montecchio Maggiore e proposte

Sette proposte per una alternativa. La SPV esiste già per la Valle dell'Agno si chiama A31!

Giovedì 2 febbraio una interessante Assemblea si è svolta a Montacchio Maggiore. Oltre 200 persone erano presenti e numerosi sono stati gli interventi. Essi hanno condiviso differenti posizioni di partenza chiedendo di riaprire l'impegno per bloccare questo progetto dell'infrastruttura che offende i cittadini dell'ovest vicentino. Sono intervenuti dal tavolo il Prof. Bruzzo che ha parlato della vicenda della Valdastico Sud, Lanfranco Tarabini del CDST Malo che ha significativamente puntualizzato la necessità di considerare l'intera vicenda dalla pedemontana e la mobilitazione contro di essa come una questione di ripensamento del nostro cosiddetto sviluppo e una parte della vicenda per la difesa dei Beni Comuni. E' intervenuto anche Massimo Follrsa che oltre a ricordare la vicenda dei ricorsi ancora aperta, ha puntualizzato le contraddizioni del progetto di finanza come PROGETTO di DEBITO, ha infine avanzato sette proposte alternative per l'infrastruttura a nome del CoVePA.
Il Co.Ve.P.A. chiede alla Regione Veneto, al Presidente della Giunta, agli Assessori, e a tutto il Consiglio Regionale di avviare un confronto pubblico per una revisione del progetto dell’infrastruttura; la sentenza del TAR non ha affatto annullato il progetto e l’affidamento al vincitore della gara, ma lo ha riportato alla fase preliminare. Di fatto l’opera ritorna alle parti interessate dei cittadini e dei loro rappresentanti nella conferenza dei sindaci come promosso dalla legge istitutiva del 1998 e dalle modifiche del 2001 dentro al criticabile procedimento della legge obiettivo.
Per questo l’ing. Vernizzi non può sostenere che la sentenza ha annullato il progetto tout court, né quindi può sostenere che il concessionario incaricato di realizzare l’opera possa richiedere risarcimento dei danni a causa della sentenza. Semmai l’illegittima dichiarazione di emergenza viaria ha incardinato una serie di costi aggiuntivi, che non si sarebbero dovuti sostenere e quindi potrebbe configurarsi il danno erariale. Di questo dovrebbero eventualmente preoccuparsi le istituzioni regionali e le persone che le rappresentano.
Chiediamo un confronto in ambito istituzionale con tutte le parti interessate del territorio pedemontano delle Province di Vicenza e di Treviso, in quanto portatori di interessi legittimi e trasparenti. Tra questi i primi devono essere associazioni e comitati territoriali di cittadini, rappresentanti locali delle forze economiche, amministratori locali, rappresentanti politici locali, sull’esempio delle migliori pratiche già da tempo adottate nei paesi del nord Europa (Germania in primis, secondo il principio degli stakeholders).
L’obbiettivo che proponiamo è la modifica del sistema economico finanziario, e della proposta di progetto che il Commissario ha voluto attuare in deroga alle leggi ordinarie. Siamo convinti che ciò può avvenire, pur facendo salvi gli obblighi economici verso il legittimo esecutore, dando risposte alle vere esigenze di mobilità della fascia pedemontana veneta con sette proposte alternative:

  1. riduzione del tracciato al collegamento tra A31e A27 (per razionalizzazione dei costi economici e ambientali); 
    UNA ALTERNATIVA PER LA VALLE DELL’AGNO
    10 KM DI BRETELLA PER LA NUOVA 246 TRA CANOVE DI MONTECCHIO MAGGIORE E CEEDA DI CORNEDO VICENTINO e COMPLEAMENTO DELLA BRETELLA TRA NUOVA 246 E CASELLO A4 DI ALTE CECCATO
  2. riuso dei sedimi esistenti e realizzazione strada a scorrimento veloce nel trevigiano;
  3. massima permeabilità al traffico locale (drive through), tre barriere di esazione automatizzate per traffico a lunga percorrenza, con eliminazione dei caselli e delle complanari;
     
  4. connessione dell’infrastruttura automobilistica alle ferrovie esistenti;

  5. progettazione degli scambi merci tra strada e ferrovia sui tre assi ferroviari nord – sud (Val d’Astico- Canale del Brenta-BellunoVenezia);
  6. verifica su basi contemporanee del Piano di Fattibilità, del Piano Economico Finanziario e della Convezione Economica;
    Estr. D.G.R.V. 3804 3/12/2004

  7. verifica di rispondenza della VIA sul progetto definitivo.

domenica 5 febbraio 2012

Assemblea sulla Pedemontana a Montecchio Maggiore

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